nel frammento

NUMERO 4 / ANNO 2017

PIEGA IL TUO CIELO E SCENDI

di Barbara Braconi

Né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma è Dio che fa crescere” (1Cor 3,7) – ho scritto sulla porta del mio ufficio oltre un anno fa, appendendo una foto per ogni classe e sezione della mia scuola, nel desiderio di avere presenti i volti di alunni e insegnanti e di ricordare che sono un dono e non un possesso. Qualche giorno fa, a conclusione di un colloquio sull’andamento scolastico del figlio, un papà torna indietro e mi esprime il suo disappunto per quella frase scritta sulla porta. “È come se volesse dire che noi allora non valiamo niente!” – ha obiettato aspramente. Non potendo trattenerci ulteriormente per la fila degli altri genitori ancora fuori, l’ho invitato a prendere un appuntamento per parlarne con calma. La sua osservazione mi ha molto provocato. Ho compreso che l’impatto con quella frase l’aveva toccato sul vivo e che il suo desiderio è sapere che vale, che la sua vita e le sue azioni hanno un senso ed un valore. Ho cominciato a sentirlo vicino per questa comune ricerca di considerazione e stima, sapendo sempre più il reale bisogno che celano. Mi sono accorta che senza la presenza di Cristo quell’affermazione risulterebbe disumana, perché in fondo conferma la condanna alla finitezza, al limite, alla morte e una distanza incolmabile tra noi che siamo niente e quell’ipotetico Dio che fa crescere. La domanda di quel papà mi è risuonata come la “rumorosa frana” del masso di cui parla Manzoni nella poesia Il Natale: “Quel masso che dal vertice / di lunga erta montana, / abbandonato all’impeto / di rumorosa frana, / per lo scheggiato calle /precipitando a valle, / batte sul fondo e sta”. E mi ha fatto risentire l’antico grido che particolarmente in Avvento si rinnova: “Piega il tuo cielo e scendi” (Sal 143). Solo alla Sua presenza è possibile guardare e accogliere con pace e letizia la nostra umanità così naturalmente fragile e bisognosa, il nostro essere ontologicamente peccatori, bisognosi. Altrimenti staremmo come quel masso rovinosamente caduto. “Ecco ci è nato un Pargolo – continua Manzoni - ci fu largito un Figlio: le avverse forze tremano / al mover del suo ciglio: / all’uomo la mano Ei porge, che sì ravviva, e sorge / oltre l’antico onor”. Per la compagnia di quella Mano tesa, io posso felicemente riconoscere che “né chi pianta né chi irriga è qualche cosa, ma è Dio che fa crescere – e che - noi siamo collaboratori di Dio”; siamo tralci che lontani dalla Vite secchiamo e a nulla serviamo se non ad essere bruciati, ma che nell’attaccamento e nel rapporto con la Vite ritroviamo la bellezza e la fecondità del nostro essere. È Lui che fa crescere. “Avviciniamoci a Dio che si fa vicino… portiamo a Gesù quello che siamo, le nostre emarginazioni, le nostre ferite da guarire, i nostri peccati… Contemplando il suo amore umile e infinito, diciamogli semplicemente grazie: grazie, perché hai fatto tutto questo per me” (Papa Francesco, Omelia del 24/12/16). Grazie, perché hai tagliato corto, in un modo molto semplice: facendo il Cristianesimo.

Barbara Braconi

Hai fatto tutto questo per me

Il nostro volantino di Natale

“Mai un uomo ha parlato così… E non abbiamo mai visto nulla di simile”

Il nostro 27° Convegno

Nel desiderio di fare memoria e lasciar crescere in noi quanto ricevuto – perché segni e determini il nostro essere, il nostro sguardo, i nostri passi e le nostre scelte – questo numero ospita molti articoli dedicati alle testimonianze e agli approfondimenti vissuti al Convegno.

Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio della cultura

18 novembre 2017

Messaggio del Santo Padre Francesco per la prima giornata mondiale dei poveri: Domenica XXXIII del Tempo Ordinario

19 novembre 2017

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