nel frammento

NUMERO 4 / ANNO 2020

2020: un anno di Grazia!

di Barbara Braconi

Molti bambini buttano via il foglio o strappano la pagina purdi non lasciare i segni della cancellatura di un errore o di un disegno venuto male. Quante volte a scuola li vedo fare così, e anche a me da piccola accadeva. Preferivo ricominciare da capo piuttosto che vedere i segni di ciò che non andava, come se quell’errore o quel percorso fatto per arrivare al risultato finale non avessero valore, anzi fossero proprio da eliminare o almeno da dimenticare per mostrare solo ciò che ritenevo bello e a mio modo perfetto. Quest’atteggiamento infantile l’ho riscontrato ormai da settimane in molti commenti di adulti all’avvicinarsi del nuovo anno e alla conclusione del presente. Ho visto palline di Natale decorate con una più colorita espressione in dialetto anconetano che può essere così tradotta: “2020, va a quel paese!”. Non mancano t-shirt con la scritta: “2020? No, grazie!”. Perfino YouTube ha rinunciato al Rewind di questo anno. Ma senz’altro il maggiore scalpore viene dalla copertina del celeberrimo Time che ha cancellato con una grande croce rossa il 2020. Questo che volge al termine viene definito un anno da dimenticare perché segnato dall’arrivo e dalla diffusione del Coronavirus che ha provocato più morti di una grande guerra e che è ancora tutt’altro che sconfitto. Innegabilmente è stato, più di altri, un anno di sofferenza e paura. Potendo, nessuno di noi avrebbe scelto ciò che è accaduto, ma non per questo è un anno da cancellare. Anche volendo, non potremmo comunque eliminarlo dalla storia e dalla nostra memoria personale. C’è, è accaduto, lo abbiamo vissuto e non possiamo accartocciarlo e buttarlo via come un disegno mal venuto. C’è un fatto di questo annoche particolarmente mi fa riflettere in tal senso. Mio fratello Juri, già down, è incredibilmente uscito dalla terapia intensiva dopo oltre due mesi e con tante cure e fisioterapie è tornato a casa e alla sua quotidianità. È un miracolo che Gesù ci ha donato. E in questa guarigione dal Covidci ha lasciato un segno, che solo all’apparenza può sembrare una sbavatura che era meglio cancellare dal prodigioso “disegno”. Juri è vivo, è guarito ma i suoi polmoni sono molto compromessi e deve tenere la tracheotomia aperta; ha il tubo - come dice familiarmente lui toccandoselo. In tanti ci fanno notare che Dio poteva compiere meglio questo miracolo. Io, ogni volta che mi ritrovo a medicare mio fratello, ad aspirargli il catarro e ad igienizzare la cannula, guardo quel buco nella trachea e penso che Gesù risorto si mostra ai Suoi con i segni della passione. In particolare penso al momento in cui dice a Tommaso di mettere la mano nella ferita del Suo costato e di verificare che è proprio Lui e non un fantasma. Ad ogni medicazione è come se Gesù mi rivolgesse lo stesso invito e mi ripetesse: “Sono proprio Io! Non avere paura!”. E quella ferita diventa per me, passo dopo passo, un segno tenerissimo e struggente, che non va cancellato, che non va dimenticato, perché non è un errore. Incredibilmente si rivela come un dono, un aiuto a capire che “tornare da Gesù - dal guaritore - vale molto di più, è più decisivo della guarigione stessa” (Cfr. Nicolino Pompei, Mi sei scoppiato dentro al cuore). La bellezza di questo 2020 - come quella di ogni anno - non risiede nei fatti accaduti ma nella Presenza di Gesù che mai si è allontanato da noi. È tutta qui la differenza. Il mio 2020 è stato senz’altro “peggiore” di quello della maggior parte degli altri, perché la pandemia per me non è stata solo una minaccia, è proprio entrata nella mia famiglia ed ha colpito duramente. Ma il mio 2020 è stato un anno di Grazia, dove tutto ha concorso al mio Bene, alla mia felicità, anche attraverso fatti dolorosissimi con conseguenze che tuttora soffro. Nel segno tenerissimo e potente di Nicolino e della Compagnia, anche a me Gesù si è fatto accanto come alla vedova di Nain e, piangendo con me, mi ha detto: “Donna, non piangere!” (Cfr.Ibi). I miei occhi hanno continuato a vedere, anche nei momenti più duri, la Felicità fatta carne, la Felicità in persona. Più quella Carne è tutto il mio sguardo, la mia attenzione, la mia affezione, tutta la prevalenza della mia esperienza quotidiana, più dal cuore sgorga una commossa gratitudine per questo 2020 vissuto e per il nuovo anno che si schiude. Allora sì, buon Natale. Allora sì, anche quest’anno sarà sempre e comunque buono.

Barbara Braconi

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